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Una fotografia di Augusto Agricola, il primo fotografo in Friuli, presa dalla sua abitazione mostra l'immagine del complesso del Castello come appariva da nord fino al 1854, mentre un anno dopo il medesimo fotografo documenta le trasformazioni avvenute. Con l'unione di larga parte del Friuli all'Italia, nel 1866, il Castello divenne bottino di guerra e fece parte prima del demanio militare quindi del patrimonio monumentale dello stato. L'opinione pubblica fu sollecitata da una serie di interventi e di campagne di stampa a riprendere possesso dell'intero complesso, di cui era rimasta accessibile solo la chiesa di S. Maria, per le funzioni religiose, con gli accessi dall'attuale piazza della Libertà e da Piazza I Maggio. Negli anni Ottanta dell'Ottocento vi fu tutta una serie di interventi nella parte centrale della città, che videro la realizzazione dei giardini Ricasoli e l'abbellimento della riva orientale del colle verso il Giardino. In quel tempo i colloqui tra Stato e Comune portarono alla città l'uso perpetuo del complesso, anche in vista delle celebrazioni del quarantesimo anniversario dell'unione di parte del Friuli all'Italia (1906). Per quell'occasione, che si concluse con il trasferimento formale del museo civico dalla sede della pubblica biblioteca al Castello, furono intrapresi grandissimi lavori di ristrutturazione che modificarono profondamente i piani inferiori dell'edificio principale, come documentano con grande evidenza le preziose carte dell’Ufficio tecnico del Comune, una scelta delle quali sarà possibile vedere in mostra. Importanti interventi vennero effettuati più volte nel corso del Novecento, specialmente nel periodo tra le due guerre che videro la trasformazione, in realtà per noi oggi troppo "innovativa", degli altri edifici del complesso ovvero della Casa della Confraternita, della Contadinanza e della chiesa di S. Maria.
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